Silvia Ziche, cinicamente dolcissima

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Silvia Ziche, cinicamente dolcissima

Forse non se ne sono accorti in tanti, ma in Italia esiste una personalità artistica di livello mondiale, in grado di far ridere e commuovere (spesso contemporaneamente) con una sensibilità rara, tanto con strisce e storie fumetti quanto con vignette socio-politiche… perfino utilizzando personaggi Disney, di cui peraltro realizza da anni storie come disegnatrice e/o come autrice unica!

Il miracolo riesce (e bene) a quel portento moderno che risponde al nome di Silvia Ziche, dalle vignette satiriche iniziate nel 1987 su linus ai lavori di autoanalisi collettiva per Donna Moderna (con la Lucrezia evoluzione della sua Alice a Quel Paese, qualche anno fa “scongelata” per un libro ad hoc), alla vignetta settimanale dal 2007 su “che aria tira” a Topolinia e Paperopoli.

Classe 1967, come ha scritto lei stessa «era altamente improbabile che io non facessi l’autrice di fumetti», dopo aver come metà degli italiani imparato a leggere su Topolino e amando da sempre disegnare… eppure essendo «Perennemente insoddisfatta», a volte «uno stato d’animo davvero difficile. Però credo che sia anche un modo per migliorarsi sempre. Non essere contenti di quello che si è fatto, prevede che la prossima volta si cercherà di fare meglio. E questo un po’ mi rassicura».

Nessuna come lei riesce a a pescare nei luoghi comuni della vita di tutti, utilizzando quello che i personaggi disneyani «presumibilmente fanno nello spazio bianco tra una vignetta e l’altra»: un altro modo con cui si rende evidente quanto siamo tutti un po’ Paperi e Topi. E poco importa che a volte li si veda interpretare parodie delle soap opera televisive come Paperina di Rivondosa o i film di fantascienza come Topokolossal, azioni rocambolesche come Il grande Splash o gialli come La rapina del millennio… Se sembra ancora buona dopo qualche giorno, l’idea venuta all’improvviso – in genere «quando si fa qualcosa di meccanico e ripetitivo, tipo lavare i piatti, cose che ci permettono di funzionare con il “pilota automatico” e di scollegare il cervello che così è più libero di andare dove gli pare» – Silvia sa costruire una struttura solida e definire gli snodi narrativi, per poi lavorare sulla parte divertente, con le gag e divagazioni buffe. Un lavoro per cui serve feroce disciplina e implacabile autocritica. Tanto più che lei stessa ammette: «Quando scrivo, mi prende un delirio di onnipotenza e non penso alla difficoltà che troverò poi nel disegnare alcune scene: le inserisco e basta»

Come con la sua Lucrezia, ogni suo lettore percepisce la solidarietà nella comune lotta contro gli accidenti quotidiani che traspare dalle sue creature nient’affatto di carta. Tanto più che negli ultimi anni i suoi lavori per il circuito librario hanno scandagliato sempre più i mondi «dei cortocircuiti della comunicazione e dei ricatti affettivi tra le persone», perché «la realtà è diventata talmente ingombrante da condizionare tutto nelle nostre vite, tanto da rimpicciolire anche i sogni». Lei non si sottrae dal voler raccontare «la difficoltà di vedere il futuro, e contemporaneamente la necessità di vederne uno» in Lucrezia e Alice a quel Paese, così come la “lunga marcia” delle donne per vedere riconosciuti i loro diritti e la loro pari dignità rispetto alla controparte maschile in …e noi dove eravamo? Lo fa con una forza e un amore che pochi sono in grado di dimostrare, a fumetti.

Per questo le vogliamo bene. Per questo speriamo sempre di averla accanto a noi: per farci capire un po’ meglio quello che stiamo vivendo.

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