Alcune volte, basta stare fermi

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Alcune volte, basta stare fermi

State lavando i piatti e dei piccoli residui di cibo, quelli fastidiosi che avete schifo a toccare, sono sul fondo del lavandino, arroganti, sprezzanti. Sapete benissimo a cosa mi riferisco, quando agitate la mani nell’acqua calda e un pezzo di pasta molliccia vi urta il dito e sospirate fra voi “yeuch”, non importa se trenta secondi fa la stavate mangiando quella pasta. Ecco, quel tipo di “yeuch”.
Lentamente il grosso dell’acqua scivola nello scarico formando un turbine che si riflette nel vostro occhio tipo Hitchcock ed ecco, vedete il fondo. Lo avete visto spesso il fondo, ma se siete qui, ora, significa che siete risaliti ogni, dannata, volta. I pezzi però, quelli di un passato di acque torbide sono ancora lì, arenati come pesci dopo che Mosè divise le acque.
Boccheggiano e vi guardano sprezzanti. Con fervore divino allora afferrate il rubinetto e lo agitate come se dovreste spegnere un incendio, come gli acchiappafantasmi nella sala principale di un hotel. Bel lavoro Tex! Ma ancora niente, i pezzi sono ancora lì.
Ci riprovate, perchè ormai la questione è personale.
Agitate allora il flusso del rubinetto cercando di mandarli nello scarico, li colpite con foga, volete che spariscano. L’acqua però li fa rimbalzare in giro, per quanto vi sforziate quei piccoli fastidi rimangono. C’è un frammento di fusillo che come Spider-Man sfida la gravità, si artiglia con foga al lato del lavandino, è uno di quei pensieri che ogni tanto la sera tornano in mente e che ti rovinano tutta la notte. Di quelli che ti fanno rimanere seduto con i piedi nudi sul pavimento e la testa fra le mani. Il fusillo scende, scivola in fondo, ma ancora non sparisce, è lì.
Lo colpite con tutta la vostra furia e si sposta, serpeggia, ma non sparisce. Si muove, lo guardate da un’altra prospettiva, ma niente da fare.
Poi, ve ne dimenticate ogni volta, smettete di muovere il rubinetto e l’acqua, quasi naturalmente, scivola giù formando un mulinello elegante portandosi via quelle tutti quei odiosi pezzi di pasta, lenticchie e pezzi di buccia giù per lo scarico . Finalmente, riflesso nel vostro lavandino pulito la vedete, la risposta a tutto, c’è il riflesso del vostro sorriso, senza niente che lo disturbi.
Ho imparato tanto dal mio lavandino in questo ultimo anno.
Alcune cose, quelle peggiori, scivolano via per lasciare solo il meglio e ogni tanto è inutile agitarsi, spingerle via, spruzzarle con il tuo rubinetto, si rischia solo di bagnarsi.
Ogni tanto non serve correre, ci vuole fermezza.

Alcune cose scompaiono e basta e lasciano qualcosa di grande: un lavandino pulito.
Però questa è una metafora, una metafora su quello che dobbiamo imparare a lasciare andare, ci sono cose che nel lavandino non vanno fatte scendere, come i fondi del caffè o il grasso animale, e qui la metafora finisce perché proprio i grassi come la pelle di pollo, ad esempio, sono i più grandi inquinanti.
Ma anche l‘olio di frittura, o i pezzettini di formaggio, perfino lembi di bistecca cotti impediscono l’ossigenazione della terra, impedendo la crescita di piante, colpiscono anche la fauna marina e dei fiumi.
Alcune volte, proprio come nella metafora, ci sono problemi e rifiuti troppo grossi e dannosi perchè, semplicemente, scivolino via. Quelle volte devi farlo, devi allungare la mano, prenderli e gettarli via. Nell’umido se si tratta di residui inquinanti, alle spalle se parliamo di brutte esperienze.

Se avete letto questo pezzo come una metafora o come un reale pezzo sull’inquinamento sta a voi, quello che posso ricordarvi è che bisogna sempre tenere pulito.

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