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When I was child – Topolino, Nutella e Guerre Stellari

Eh lo so.
Adesso penserete che questo sia uno di quegli articoli nostalgici che parla di quando le cose andavano meglio, del posto in cui vivevo, che era tutta campagna e delle stagioni che oggi non ci sono più.
Se appartenete alla Generazione Y forse l’articolo di questo mese richiederà un piccolo sforzo aggiuntivo per essere compreso, ma abbiate pazienza: è passato parecchio tempo e gli anni settanta sono lontani.

Ebbene sì. Quelli erano gli anni in cui ho vissuto la mia infanzia e nel decennio successivo ero come quei ragazzini che avete visto né I Goonies, Stand By Me o Explorers.
Facciamo Stranger Things così non ve la rendo troppo difficile.
Sì. Ho visto Guerre stellari al cinema e ricordo di averlo fatto. Sul grande schermo ho visto anche il Superman di Donner, Grease, Ghostbusters, La storia infinita, Ritorno al futuro, Indiana Jones e qualunque film di quegli anni vi venga in mente e che avete conosciuto solo in tv o in dvd.
Non parliamo poi delle serie televisive altrimenti facciamo notte (chi diavolo ha sparato a J.R?)
Insomma diciamo che quando cambia il tempo un po’ lo sento, dai.

Per il resto ero stato progettato e costruito con le stesse specifiche degli altri bambini. Voglia di giocare, di correre, di vivere avventure e passare il tempo con gli amici erano distribuite con equità per tutto il mio corpo. Forse hanno impostato intelligenza e sagacia su un livello un po’ basso, ma la mamma dice sempre che ho altri talenti.
Appena scopro quali ve lo dico.
Il punto è questo: erano per davvero altri anni e chissà perché ero persuaso del fatto che fossi in grado di capire le persone. O meglio, pensavo di saper riconoscere quelle di cui non fidarsi e per farlo avevo ideato una formula.

Se alla fine degli anni settanta ti imbattevi in un coetaneo che non aveva mai visto Guerre Stellari, letto un Topolino o a cui non piacesse la Nutella, voleva dire che quella era una persona di cui non ci si sarebbe dovuti fidare. Non si parla di gusti. Poteva capitare che qualcuno ti dicesse: “Si l’ho mangiata ma non ci vado matto” oppure “Io preferisco Braccio di Ferro e Tiramolla” o anche “Mi piacciono solo i western”. Non erano i gusti, il punto. Era inconcepibile il fatto che potesse esistere qualcuno cui mancasse di aver visto, letto o mangiato anche solo una delle tre.

E oggi come funziona?
Magari adesso le cose dipendono da una serie di eccezioni perfettamente lecite e salta fuori che quel tizio strano che avete in classe non ha mai assaggiato la Nutella perché è allergico alle nocciole. Non ha visto l’ultimo Avengers perché tanto può scaricarlo e a Topolino preferisce i manga.
Non è quindi solo una questione di incremento della scelta a rendere inapplicabile la formula, ma anche colpa di tutte quelle allergie, accessi illimitati alla rete e infiniti altre condizioni tecnologiche e ambientali che negli anni settanta non esistevano nemmeno.
In altre parole, siamo di generazioni diverse.

Possiamo provare a rendere l’equazione più odierna, se volete.
Se non hai Instagram, possiedi uno smartphone e non hai mai giocato a Fortnite sei un preadolescente di cui è meglio non fidarsi? Si insomma. Non è mica possibile che esista un ragazzino del genere.
Cominciate a vederci uno schema? O addirittura una nuova insidiosa forma di discriminazione?
Difficile a dirsi.
Potreste ribattere facendomi notare che oggi, in fondo, non è tanto diverso rispetto a ieri; chi dettava legge sulle nostre preferenze, o meglio sulle scelte disponibili, erano sempre le grandi distribuzioni.
Le uniche che arrivavano davvero dappertutto.

Eppure noi abbiamo vissuto un’infanzia no spoiler piena di domeniche in cui si entrava nei cinema a film iniziato, di giochi elettronici a 16 bit e spade di legno dipinte di verde. Siamo stati intrepidi cacciatori di tesori, Cavalieri Jedi e piloti di robot giganti. La pizza per cena era un evento.
E’ stata una vita all’insegna dell’entusiasmo per quel mondo dove tutto ciò che ci avrebbe appassionato e guidato negli anni a venire era appena iniziato.
Forse la differenza è tutta qui, condensata in un concetto nostalgico. Ci piace pensare che la nostra più grande fortuna sia stata quella di aver conosciuto l’incredulità.

Quando ero bambino non mi fidavo di chi non aveva mai visto Guerre Stellari, letto un Topolino o assaggiato la Nutella perché erano cose grandiose e stupefacenti. Chi le rinnegava aveva perso la meraviglia troppo presto e nessuno poteva sapere dove lo avrebbe condotto il passo successivo.
Noi lo chiamiamo stupore e se incontrate qualcuno che ne è sprovvisto invitatelo al cinema, offritegli una fetta di pane e Nutella o chiedete se ha notizie da Topolinia.
Magari si può ancora salvare.

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