Salpiamo verso l'orizzonte

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Salpiamo verso l’orizzonte

L’estate porta con sé ricordi lontani d’infanzia: anche se ormai siamo chiusi in un ufficio e l’afa della città si fa pesante, sembra quasi di poter sentire la brezza del mare entrare dalla finestra, quando di sera ci sdraiamo a letto bramando le vacanze. Era il tempo dei giochi, della noia e delle esplorazioni. Forse per questo l’estate è il momento perfetto per le letture d’avventura. Anche se non possiamo salpare davvero, e il mare lo dobbiamo sognare a occhi aperti, ci sono libri che ci possono trasportare in oceani di scoperte, battaglie e misteri.

Allora salpiamo insieme e lasciamoci guidare verso porti proibiti da pirati maledetti, da bambini in cerca di tesori, da capitani stanchi e affaticati.

Partiamo leggeri, quasi per caso: così come succede a Jim, che si ritrova immischiato in storie di pirati senza sapere perché. Sono vicende improvvise e un po’ casuali quelle che conducono il ragazzo su una nave, insieme a un conte e a un equipaggio di marinai per andare alla ricerca del tesoro. E insieme a John Silver, affabile e misterioso cuoco che si rivela in realtà crudele e arguto pirata. Il fascino quasi irresistibile del male, qualcosa con cui Jim si trova a fare i conti nella sua lotta per la sopravvivenza.
Sbarcare in direzione dell’isola del tesoro è un’emozione che bisogna provare almeno una volta nella vita. L’isola del tesoro non ha la pretesa di essere il miglior libro della vostra vita di lettori, non ha la pretesa di insegnarvi qualcosa. È un’avventura, così come quelle che vivevamo da bambini, tra la fantasia delle storie che creavamo e la realtà dei sentieri che andavamo ad esplorare. L’Isola del tesoro conquista per quello che è: una storia in cui calarsi fino in fondo, una lettura per staccare dalla vita quotidiana.

Una volta in mare, però, si arriverà ad affrontare anche tempeste più impetuose. Dopo aver seguito Jim fino alla fine del suo viaggio, ritorniamo un po’ indietro e cambiamo rotta. Noi possiamo fare ciò che Jim stesso, probabilmente, avrebbe voluto: navigare con il cattivo, navigare con Silver e scoprire ciò che la sua gamba di legno nasconde. La vera avventura del pirata John Long Silver di Bjorn Larsson ci porta nella vita del famoso pirata dell’Isola del tesoro di R. L. Stevenson. Silver, ormai anziano, decide di mettere su carta la propria vita, per lasciare una traccia, per capirne il significato, per acquietare il proprio spirito mai calmo. È un vortice da cui è difficile uscire: una trama fitta, intrigante, avventurosa; un racconto in prima persona intessuto di riflessioni, ripensamenti, emozioni. Entriamo nella mente di un personaggio sfuggente, dalla morale ambigua, dall’intelligenza acuta: Silver, l’unico pirata al mondo che sapesse cosa significava vivere davvero, che dava il giusto valore alla vita, che arrivava al vero nocciolo delle cose. Ciò che più di tutto trascina nella lettura è la sua personalità forte, affascinante, unica: che si mostra negli episodi che vive, nei modi brillanti in cui riesce sempre a cavarsela, nelle battute giuste al momento giusto; e nella scrittura, nel ricordo che fa della propria incredibile esistenza. È la scrittura che collega tutto, è quasi lei la protagonista del libro. È il Silver scrittore, più che il Silver pirata, a farci rimanere senza fiato. In attesa di scoprire come andrà a fine non la singola avventura, ma il tormento dell’uomo che ricorda il passato. John Long Silver, cosa troverà in fondo alla sua vita? In fondo a tutte le proprie parole?

L’acqua era calda, e riusciva appena a rinfrescarmi. Era di un turchese molto pallido, con riflessi di berillio verde e acquamarina. È curioso, eppure è vero, che ogni oceano ha il suo colore, le sue sfumature, diverse e particolari, di blu, verde e grigio, che si mescolano con il variare delle correnti, dei venti, delle tempeste di sabbia, dell’inclinazione del sole, delle nuvole e della temperatura, in quell’insieme caratteristico di ciascun mare. Era anche per vedere e scoprire cose come queste, che ero vissuto. Si finisce facilmente a dimenticarlo, in vite come la mia. Chi l’avrebbe creduto che in tutto quello scompiglio ci fosse posto anche per la bellezza?

Ma il mare può nascondere di più: nel fondo degli abissi. Dopo una lettura di passioni, ribellioni e fughe, intrighi e tradimenti, ci si può fermare in mezzo al mare, in attesa, in momenti di riflessione profonda e contemplativa. È sempre la scrittura, in qualche modo, protagonista di La stiva e l’abisso, di Michele Mari. Un galeone spagnolo fermo, immobile nel mare a causa di una bonaccia. Un capitano colpito da una cancrena alla gamba, che gli impedisce di uscire dalla stiva. Un equipaggio che vive in attesa del vento che possa riportarli a casa. E infine, delle creature misteriose che fanno visita ai marinai, sconvolgendo la loro vita in maniera inaspettata, folgorante.
Questa è la trama del romanzo, intriso di ambiguità, erotismo e parole: o meglio, riflessioni linguistiche, divagazioni retoriche, mai fini a se stesse ma sempre tese a mostrare l’abisso che dietro alle parole si nasconde, l’infinito spazio di arcani e significati delle storie. Nel libro abbiamo solo conversazioni di marinai, con una battuta introduttiva e niente più, come fossimo a teatro, e le riflessioni del capitano, che in prima persona, da una posizione estranea ed esterna alla vicenda, rinchiuso nella sua stiva, mantenuto all’oscuro dal suo Secondo dai problemi e dalle stranezze che avvengono alla luce del sole, ha una visione parziale, così come l’abbiamo noi. La stiva e l’abisso sembra quasi un giallo, anche se ben presto si accolgono indizi su ciò che avviene tra le mitiche-mitologiche creature del mare e gli uomini che le incontrano. Ma ogni marinaio ha il suo incontro, ogni marinaio la sua storia: e l’insieme delle parti non risolve il mistero, che anzi si infittisce, ci rende avidi di scoperta così come avido diviene anche il capitano. La stiva e l’abisso parla della potenza delle storie, della condizione di chi viene escluso da questa magia, parla di vita e di morte e di passione, perché le storie non sono mai solo storie: rimaniamo nei racconti, ci nutriamo dei racconti e moriamo, infine, nel racconto della nostra stessa vita.

Non hai capito. È che in quel tuffo rivivi tutta la tua vita, non hai ancora toccato l’acqua e ce l’hai lì tutt’intera, la tua vita, e allora anche se muori è quello il momento in cui sei più vivo, ti rivedi piccino e già questo è abbastanza commovente, sono io quello? Sì sono io, ma il massimo della commozione è quando ti appare la tua ignoranza, del bambino voglio dire, lo vedi e capisci che non sa cosa gli capiterà da grande, magari fa dei sogni ma è chiaro che sono tutti sbagliati, tu però lo sai, come sono andate effettivamente le cose, e questo confronto tra l’immaginazione del bambino e la memoria dell’adulto è tremendo, tremendo…

E dopo tutte queste storie di mare, nasce il desiderio di tornare sulla terraferma. Magari in un porto, magari con un po’ di dolcezza che ci avvolga dopo tutte le tempeste che abbiamo provato. E allora facciamoci cullare dai disegni di Stefano Turconi, e lasciamoci ancora catturare dal mistero che il mare nasconde in quest’altra storia: una Graphic Novel che vi lascerà soddisfatti del vostro viaggio.

Il porto proibito comincia come un’avvincente e avventurosa storia di mare: un naufrago ritrovato su una spiaggia, una nave che deve tornare in patria, una difficile storia alle spalle fatta di tradimenti insospettabili. Abel ha perso la memoria: non sa come sia finito in fondo al mare, e anche dopo esser stato salvato, vaga come sperduto in quell’oceano che sembra però conoscere inspiegabilmente così bene. Ma la storia non si lascia interpretare facilmente: e dopo poco tempo capisci che diviene anche una storia d’amore. Il mistero si infittisce man mano che si rendono chiari i fili invisibili che legano i personaggi: tra misteri che si lasciano scoprire più facilmente, ne restano altri sottili e sospesi che percorrono tutto il testo. Le fila si intrecceranno sempre di più per legare tra loro storie e vite diverse: e l’affetto sarà il vero significato di ogni incontro. Sono tanti i temi che si scoprono preziosamente durante la lettura: dalla ricerca di se stessi alla morte. E questa immagine del porto proibito che ritorna, chiama, alletta i personaggi, e sembra racchiudere una verità che in fondo si sa ma si fatica ad accettare. Una verità che è anche meta e significato del viaggio, una verità che si può scoprire anche attraverso i libri: parole che sembrano rispecchiare la nostra vita e ci conducono, mano nella mano, alla fine del tragitto…

Di avventure, in mare, se ne trovano a centinaia: è bello scoprirle e lasciarsi trasportare. E voi, quali avventure consigliate di fare agli altri esploratori come voi?

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