Gris – La solitudine del “non appartenere”

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Gris – La solitudine del “non appartenere”

Il senso di desolazione che dà il non sentirsi parte di nessun mondo genera un disagio che si trasforma in disperazione.
La perdita del sé, la mancanza di un’identità chiara ci trasforma e dà un corpo alle nostre paure e così finiamo per lottare contro noi stessi, faticando ad avanzare.
Quando non riusciamo più a vedere i colori del mondo, cosa succederà?

Nel 2018 una casa di produzione indipendente, Nomada studio, ha dato alla luce un gioco intitolato Gris, un capolavoro sotto ogni punto di vista.
C’è una giovane donna il cui mondo crolla in pezzi. Non ha una casa dove tornare, non ha un posto sicuro dove rifugiarsi.
Si trova su un cumulo di macerie che era il suo passato. Non ha voce per urlare o per chiedere aiuto… E molto probabilmente, anche se l’avesse, non ci sarebbe nulla ad ascoltare o ad aiutarla.
Allora deve alzarsi in piedi, anche se è troppo faticoso, anche se la terra sembra risucchiarle le energie per trascinarla giù. Eppure le trova, quelle energie che le servono per andare avanti, un passo alla volta.
All’inizio è esitante, ma poi piano piano si fa più decisa, corre incontro a un futuro ignoto sperando di trovare una risposta a tutti le sofferenze che ha dovuto sopportare.
Eppure, c’è sempre qualcosa che la insegue, un’ombra che la osteggia, che le urla contro che non è “abbastanza”, che non merita di farcela.

E noi la accompagniamo, cerchiamo di tenerla al sicuro, cerchiamo di darle la forza che le serve, anche se in realtà ciò che è davvero importante è trovare quella forza dentro di sè.
Paesaggi che cambiano pur rimanendo gli stessi, colori che sbocciano come stelle nella notte più buia, è una colonna sonora che parla direttamente al nostro cuore.
Gris non è solo un gioco, è poesia, è il racconto di tutti quelli che sono persi e sono là fuori da soli.

Il dubbio. C’è, si annida dentro di noi e soprattutto dentro le parole di chi non crede in noi.
Molti pensano di non appartenere. Vagano soli, senza nessuno che li aiuti, che apra loro una porta, che sorrida loro, che cerchi di comprenderli.
La cosa più facile, spesso, è girarsi dall’altra parte, quando abbiamo davanti ciò che pensiamo come a “diverso”, semplicemente perché non ci siamo abituati.
Eppure dovremmo occuparci di loro, perché noi siamo loro, come siamo la protagonista di Gris. O se non lo siamo in questo momento, lo potremmo essere in futuro o lo siamo stati in passato.
Persi.

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