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Vinto o Vincitore

Le storie straordinarie hanno spesso una peculiare affinità con le leggi matematiche: anche invertendo l’ordine dei fattori il risultato non cambia.
Restano straordinarie.
Quindi, se per una volta non cominciassimo da una data di nascita, o dall’anno che segna il raggiungimento di un determinato obbiettivo, e volessimo iniziare invece da un punto imprecisato della storia, quest’ultima non ne risentirebbe affatto scorrendo con moto non lineare lungo un tortuoso ma definito percorso.
Tortuoso almeno quanto quello del primo Tour de France.

Cominciamo da un periodo a caso. Magari dall’estate del 1903, in uno sperduto paesino della Rhone, dove si trova un uomo che di nascosto si è allontanato da tutti in cerca di riposo. Passerà un’intera settimana a pescare ritemprando spirito e corpo.
A Lione, negli stessi giorni, un’altra persona è costretta a letto dalla preoccupazione. Tale affanno è causato dalla scomparsa dell’uomo di cui sopra, che viene addirittura dato per “eliminato” dai suoi concorrenti.

Adesso spostiamoci un po’ più indietro nel tempo e guardiamo una forma di formaggio passare di mano. Si tratta del pagamento da parte di uno spazzacamino, ad una famiglia di un paesino della Val d’Aosta. Viene data in cambio dell’acquisizione dei servizi, come apprendista, del loro figlio 14enne.
Il ragazzo impara la professione viaggiando attraverso diverse regioni della Francia fino a quando nel 1892 non ottiene la cittadinanza francese. Durante questi viaggi comprerà la sua prima bicicletta.
Se andiamo di nuovo avanti, fino al 1937, vedremo alcuni cittadini di Bonn intenti a leggere un’intervista tra le pagine del “General Aneiger”. L’intervistato è un maestro spazzacamino di Lens.
L’anziano signore risponde al nome di Maurice Garin e si dà il caso che fosse proprio lo stesso uomo che si era nascosto per pescare, che era diventato spazzacamino in cambio di una forma di formaggio, che aveva girato mezza Francia pulendo camini.
E che all’età di 33 anni vinse la prima edizione del Tour de France.

In un’epoca in cui le gare ciclistiche erano agli albori, le difficoltà sono impressionanti.
Non si conosceva la strada, che in ogni caso non era nemmeno asfaltata, le biciclette pesavano più del triplo di quelle odierne e non avevano ruota libera. Si pedalava sempre, anche in discesa.
Impossibile stabilire quanta strada in più dovettero percorrere i partecipanti a causa dei continui slalom tra carri contadini, donne curiose, cavalli e perfino galline. Al grido di “Pista!” i ciclisti davano prova di una capacità polmonare degna di un tenore, e se da una parte questi ostacoli rendevano la gara difficile oltre ogni immaginazione, dall’altra si trasformavano spesso in un incentivo senza pari.
Uno stuolo di contadini che ti insegue con forche e bastoni mette le ali ai piedi.
Non è così sorprendente che dopo oltre 17 ore e mezza il povero Garin, pur tagliando il traguardo con un vantaggio di 20 minuti, fece appena in tempo a iscriversi per il controllo prima di svenire.

Agli inizi del 1900 la gente non prendeva molto seriamente i ciclisti che spesso venivano derisi e sbeffeggiati. Qualche volta lo stesso Garin ci metteva del suo. Per il Tour de France, diversamente dagli altri concorrenti, si presentò sulla linea di partenza indossando una tuta unica che si era fatto fare su misura. Eppure lo spazzacamino di Lens aveva dato spesso prova di possedere un’indole pratica e ingegnosa. Nessun altro partì con legato al busto delle camere d’aria di scorta e un sacco di pelle sul manubrio con due bottiglie di acqua.

A questo si possono aggiungere numerosi aneddoti, come quando investì un’oca che lo fece rovinosamente cadere a terra. I contadini lo raggiunsero prima che potesse risalire in sella e il povero ciclista-spazzacamino venne percosso come una pignatta. Indimenticabile anche il controllo di Montelimar, dove non si trovava la penna e lui per non farsi superare intinse l’indice nel calamaio firmando con il dito.
Insomma Garin non era uno che si scoraggiava facilmente e lo stesso valeva per la moglie.
Ella infatti costrinse il marito a prometterle che avrebbe partecipato solamente a quella corsa uscendone per l’appunto vinto o vincitore.

Quando si racconta di persone come Maurice Garin, non importa in che ordine lo facciamo.
Le cose che lo definirono e che fecero di lui qualcuno da associare alla parola “straordinario”, furono la tenacia e la passione con cui realizzò quello che amava. Egli visse con la precisa consapevolezza che niente è per sempre e che proprio per questo le promesse non vanno infrante. Maurice Garin era un inseguitore di sogni che nella semplicità della propria estrazione sociale non aveva mai pensato che ne potessero esistere di troppo piccoli.
Come ad esempio quello in cui uno spazzacamino vince il Tour de France.
Magari non proprio quel tipo di cosa capace di cambiare il mondo, ma che senza dubbio seduce con il suo semplice, seppur abusato, messaggio.
Che tutto è possibile.

 

Si ringrazia
Associazione Nazionale Spazzacamini
per la consulenza

1 comment

  1. Alessandro Venturi
     —  Rispondi

    Non conoscevo per niente questo personaggio e da ex-ciclista semiprofessionista è una grave mancanza 🙂
    Oltre a essere un bell’articolo è anche pieno di informazioni che in rete non si trovano
    Grazie

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