Lady Viova

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Tutti noi, Giacomo di cristallo

Immaginate un mondo buio, dove le ingiustizie e i soprusi non solo non vengono puniti, ma anzi vengono elevati al potere. Dove la libertà è minata nel profondo, e la paura di parlare diventa tanto forte da far rimanere in silenzio persino i pensieri.

È facile scivolare nell’oblio: dapprima parli sottovoce, perché nessuno ti possa sentire. Poi, piano piano, non vale più la pena di parlare, e ti limiti a uno sguardo, ad un accenno silenzioso. Il rischio diventa troppo alto: ci si cuce le palpebre, oltre che le labbra. E, d’improvviso, si diventa muti nel pensiero: perché il silenzio è contagioso, e arriva ad oscurare presto anche il cuore. L’abitudine è più forte di qualsiasi cosa.

Non è una distopia: è una dittatura, come quella che i nostri nonni hanno vissuto sulla propria pelle. Come quella che, in tanti paesi che ci sembrano così lontani ed estranei, accade anche ora che parliamo.

Ma forse c’è ancora speranza.

Nel buio della notte, tra le mura pesanti di un carcere, siede un uomo, stanco, che non ha potuto tacere. È stato imprigionato, allontanato da tutti, lui che non smetteva di parlare, ridotto – credono loro – al silenzio. Si chiama Giacomo. Giacomo di cristallo: perché è così trasparente che attraverso le sue membra si poteva vedere come attraverso l’aria e l’acqua. Nella sua mente i pensieri nuotano liberi, come pesci nell’oceano, come meteore nello spazio. Giacomo è limpido come il mare dell’infanzia a mezzogiorno: non può nascondersi, non può sussurrare. Ovunque sia, qualsiasi cosa voglia fare, i suoi pensieri si leggono attraverso la sua pelle. E mentre tutti divengono muti, lui non può far a meno di parlare.

Giacomo di cristallo, illustrazione di Camilla Zaza

Lo hanno ridotto in catene: ma nel buio della notte, le catene diventano di cristallo. Le mura di cristallo. Il carcere intero, di cristallo. La luce diventa forte, insopportabile, e tutti, dalle loro case, nascosti nell’ombra, possono vedere di nuovo i suoi pensieri fluttuare liberi.

Perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.

Parla, scrivi. Anche quando succedono cose che ti lasciano senza niente da dire. Non frenare i tuoi pensieri. Liberali, come la notte di San Lorenzo che riempie il cielo di scie, di stelle cadenti luminose.

Abbiamo bisogno di Giacomo di cristallo: perché c’è sempre la paura di parlare, di lottare contro le ingiustizie, contro chi ci vuole tutti uguali, a capo chinato, ad accettare i soprusi. Forse non sarà sempre facile essere Giacomo: non importa, ogni oceano ha le sue tempeste. Ci basterà ricordare che non dobbiamo essere Giacomo da soli: dobbiamo esserlo insieme. E contro chi griderà verità! sporche di fango, di sangue e di violenza, risponderemo con verità piene di cuore. Con fervore, tenacia e gentilezza, un invito continuo che suona: guardate attraverso la mia pelle, indagate i miei pensieri, e trovate la forza di gridare insieme.

Siate limpidi, e coraggiosi: perché non solo il silenzio è contagioso, lo sono anche le idee. E noi dobbiamo far proliferare questa malattia.

Giacomo di cristallo è una delle Favole al telefono scritte e pubblicate da Gianni Rodari nel 1962. Per Rodari, la verità (che è sempre difficile e pericolosa da definire una volta per tutte) è qui ciò che denuncia le ingiustizie. E che cosa era ingiusto, per lui? Qualsiasi tipo di sofferenza: non c’era una gerarchia, perché non dovrebbe esistere una gerarchia nel dolore. Difendiamo a gran voce coloro che non possono parlare, riflettiamo, confrontiamoci e non dimentichiamoci mai che ogni sofferenza è ingiusta: quella più vicina, e anche quella che è più lontana. Leggete, o ri-leggete (se l’avete letta da bambini) questa favola, perché la sua bellezza e la sua forza sono preziose, e non è ancora arrivato quel mondo utopico tanto sognato da Rodari in cui si possa fare a meno di Giacomo di cristallo.

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