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Paola Pallottino: divulgare bellezza

Il bello dei tanti “illustrAutori” di cui è piena l’Italia, è che difficilmente limitano la loro arte a un solo ambito: eppure difficilmente si montano la testa, preferendo rimanere stupiti loro stessi della bellezza che producono (anche se qualcuno direbbe più semplicemente «intercettano»: ma ci vuol talento anche in quello).

Paola Pallottino è nata a Roma 80 anni fa ed è una e trina, visto che si può definire a tutti gli effetti (lo fa perfino Wikipedia) un’illustratrice, una storica dell’arte e un’autrice di canzoni.

Figlia di uno dei maggiori archeologi italiani, l’etruscologo Massimo Pallottino (che fu tra l’altro direttore dell’Enciclopedia Universale dell’Arte), prima di dedicarsi a tempo pieno allo studio e alla conservazione della storia dell’illustrazione – su cui ha scritto i testi fondamentali dell’argomento, tuttora insuperati e meritori in ogni loro pagina per aver recuperato e salvare informazioni preziose, pressoché introvabili altrove – per oltre dieci anni Paola è stata illustratrice in prima persona, prestando la sua opera a case editrici come Rizzoli, Zanichelli, Marsilio, Sansoni, Emme Edizioni, Ponte Nuovo, scrivendo e illustrando sia storie per l’infanzia che testi scientifici.

Appassionatasi in particolare a quella che oggi si chiama “infografica” e viene praticata ogni giorno su giornali, settimanali e siti web (oltre alle animazioni di Bruno Bozzetto da quasi 40 anni per “Quark” e “Super Quark” in tv), ha illustrato più di una ventina di testi di geografia, medicina, psicologia, matematica, biologia e scienze naturali, (compresi 600 animali per la sezione Zoologia nel Nuovo Zingarelli).

Nel frattempo però l’artista romana s’innamora della scrittura e in particolare della poesia, incoraggiata dallo scrittore Aldo Palazzeschi, scoprendo in un viaggio a Tunisi con il marito architetto Stefano Pompei (figlio del grandissimo illustratore Mario Pompei) i cantautori francesi Georges Brassens e Jacques Brel, iniziando così a scrivere poesie in forma di canzone. Trasferitasi a Bologna nel 1971, è quasi giocoforza iniziare un sodalizio artistico con Lucio Dalla, per il quale scrive il testo di canzoni come “Gesù Bambino” (che per poter partecipare al Festival di Sanremo Dalla ribattezza “4/3/1943” dalla sua data di nascita), “Il gigante e la bambina”, “Il bambino di fumo”, “Un uomo come me”, oltre che l’intero disco “Bianco come la neve rosso come il sangue” sull’emarginazione e violenza sull’infanzia del “cantattore” Silvano Pantesco, l’album femminista “Donna circo” di Gianfranca Montedoro, fino a vent’anni dopo i testi di “Giovanna d’Arco” e “La ragazza e l’eremita” per Angelo Branduardi nel suo “Domenica e lunedì”.

In realtà Paola sente di volersi dedicare sempre più allo studio e alla valorizzazione dell’illustrazione, approfondendo e facendo conoscere il lavoro spesso certosino e poco conosciuto degli uomini e delle donne dietro ai tanti disegni nelle centinaia di riproduzioni di massa popolari… e anche per questo noi ci consideriamo un po’ suoi eredi, sia per questa rubrica che per l’intero progetto Niente Da Dire. Il suo primo grande contributo a far conoscere quest’ambito oscuro – non soltanto in epoca pre-Internet ma anche nell’estrema penuria di volumi specializzati sull’argomento – lo si ha nel 1978, quando per la casa editrice Nuova Cappelli cura e realizza la collana in 9 volumi (più il catalogo della mostra “Conformismo e contestazione nel libro per ragazzi. Storia e sperimentazione”) Cento Anni di Illustratori, dedicati a giganti italiani ancora misconosciuti sia dal grande pubblico che ha incontrato più volte le loro creazioni, sia dal mondo della critica che ha troppo poco indagato il loro multiforme lavoro: Duilio Cambellotti, Sto alias Sergio Tofano, Mario Pompei, Antonio Rubino, Carlo Chiostri, Eugenio Colmo in arte Golia, Piero Bernardini, Primo Sinòpico (all’anagrafe Raoul Chareun). Ad aggiungere valore all’operazione luminosa già di per sé, i nomi illustri autori delle introduzioni: dal critico d’arte e politico Giulio Carlo Argan, all’attore e regista Paolo Poli, dal poeta Mario Luzi a Federico Fellini.

Da allora Pallottino inanella un’infinita attività di studio e divulgazione, pubblicando libri e articoli, prefazioni e introduzioni, recensioni e opinioni, voci per enciclopedie e dizionari, contribuendo in modo fondamentale alla sistematizzazione (per non dire alla nascita vera e propria) di una disciplina del sapere ancor più negletta del suo argomento: la storia dell’illustrazione! La sua monumentale “Storia dell’illustrazione italiana” (edita in grande formato da Zanichelli nel 1988 e incredibilmente non più ristampata) dà per la prima volta modo di godere di uno sguardo d’insieme sul percorso che l’immagine riprodotta ha compiuto in Italia, a partire dalla xilografia all’invenzione della litografia, fino alle più moderne tecniche di stampa. Esaurito ben presto, il volume viene finalmente riproposto aggiornato e in un cartonato più maneggevole dalla casa editrice Usher nel 2010.

A completare ancor più lodevolmente il suo lavoro instancabile – che dal 1982 ha compreso un’intensa attività accademica come docente di Storia dell’Illustrazione Contemporanea al Dams di Bologna, all’Università di Macerata e all’Accademia di Belle Arti di Bologna – l’attività di Pallottino più unica che rara è quella che va dal 1992 al 2005, in cui è stata fondatrice e direttrice del Museo dell’Illustrazione – Centro studi sull’immagine riprodotta, organizzando nei suoi anni di attività numerose mostre collettive e monografiche. Ancor oggi la sede del Museo non è più a Ferrara ma vacante («Tutti gli scatoloni sono a casa mia!»), per certi versi simbolo della condizione dell’Arte nel Bel Paese… dove permane il record di 55 Patrimoni Mondiali dell’Umanità nominati dall’Unesco, ma si fatica a conservare e mettere a disposizione di tutti i tanti tesori della nostra storia colma di bellezza.

Nel 2013 è stato prodotto un meritorio documentario di 50 minuti, “La passione di Paola”, scritto e diretto da Michele Pompei e Elisa Satta (in collaborazione con Home Movies e Kiné), dove lei dice fra l’altro: «Io non sono mai stata donna di potere… ossia, fieramente: per me il potere è la conoscenza, la bravura, la costanza».

Come si può non amarla?

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