Viaggi di carta

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Le voyage dans la Lune

I viaggi sulla luna da sempre abitano nel cuore dell’uomo, che sia per far galoppare follemente la fantasia o un pensiero scientifico, il sogno di metter piede sul nostro satellite fa parte di noi.
Ci hanno riflettuto in molti nel corso della storia, filosofi, letterati, scienziati e le avventure che ne sono scaturite sono pazzesche.

Uno degli esempi più celebri, che sicuro ricorderete è Astolfo, spedito lassù nel 1516 dall’Ariosto, perché la luna era il luogo dove venivano gettate tutte le cose “perse” sulla Terra. Là si trovava anche il senno di Orlando, furioso e folle per il tradimento della sua amata Angelica.
Ma Ludovico Ariosto non fu il primo (né l’ultimo) a fantasticare di viaggi sulla luna.

Muovendoci molto indietro nel tempo, troviamo grande ispirazione nell’antica Grecia, in un’epoca dove ancora filosofia e scienza erano ancora intrecciate, dove fin dal VI secolo a. C. già si parlava di cosa rappresentasse la Luna, di cosa ci facesse lì, apparentemente, accanto al Sole.
Fu Anassimandro (allievo di Talete, colui che viene considerato il primo filosofo presocratico) a teorizzare che Luna e Sole fossero non degli oggetti celesti ma bensì dei fori; la sua teoria prevedeva che attorno alla Terra (centro fermo dell’universo) ci fossero due enormi cerchi nebbiosi e oscuri che contenevano fuoco. Ciò che si vedeva nel cielo erano dunque buchi in questi cerchi.
Per quanto inesatto, il suo pensiero fu davvero avanguardistico perché in un’epoca (quella e molte epoche dopo) dove era l’occhio a guidare la ricerca, dove la deduzione era fondata sull’empirismo, lui fece un errore opposto credendo che luna e sole fossero “assenze” di materia.

Greco come lui ma un po’ più giovane, per così dire, nel I secolo d.C. Luciano di Samosata raccontò una delle prime e più epiche narrazioni ambientate sul nostro satellite. Nella sua Storia vera, dove di vero c’è solo che è tutto falso, come dice l’autore stesso, un gruppo di avventurieri decide di superare le Colonne d’Ercole per viaggiare sulle orme di Odisseo alla scoperta di nuove realtà.
Dopo che un tifone porta la nave in alto fino a 3000 stadi facendola volare per otto giorni interi, la ciurma approda sulla Luna, che è “una terra vasta come un’isola, splendente e sferica e illuminata da una grande luce”. Lì è in corso una guerra tra gli abitanti della Luna e quelli del sole per il predominio su Venere. Oltre agli ippogrifi, l’autore narra di come venissero affrontate le battaglie, in scontri a colpi di asparagi e funghi, in un mondo dove non esistono donne e i bambini nascono dai polpacci degli uomini.

Da questo primo esempio di fantascienza e satira sono migliaia le opere di ispirazione “lunare”, basti pensare a Dante che dedica a essa un intero cantico del Paradiso, o a Leopardi o a tutte le altre sfere dell’arte coinvolte, dalla pittura alla musica, dal cinema al fumetto.
La letteratura scientifica stessa deve molto al satellite, dopotutto era il corpo celeste più vicino da studiare e le scoperte inerenti a esso hanno giovato il mondo intero. Dopo che Galileo fu il primo a rendersi conto che la luna fosse un corpo solido, dunque potenzialmente ci si poteva camminare sopra, fu Isaac Newton che nel 1687 a porre le basi per supporre un viaggio nello spazio. Ragionando sulla possibilità di un oggetto di entrare nell’orbita terrestre se sparato da un cannone sufficientemente potente, dedusse che con una velocità maggiore applicata all’oggetto, esso sarebbe stato in grado di oltrepassare la Terra e arrivare nello spazio.

Nel 1865 ancora non si era trovata una soluzione realizzabile, tuttavia fu uno scrittore, Jules Verne che nel suo Dalla Terra alla Luna immagina che gli abitanti del nostro pianeta vengano sparati da un enorme cannone sulla luna. Ora un cannone li avrebbe verosimilmente fatti esplodere, ma almeno il principio fisico della propulsione necessaria era esatto.
L’energia atta a tale scopo tuttavia era ben lontana dall’essere possibile e si dovette aspettare il 1903 per vedere teorizzata da Konstantin Ciolkovskij un’equazione matematica che fu la base della propulsione dei razzi.
Purtroppo fu la guerra a spingere verso le nuove scoperte che tuttavia portarono a riuscirci davvero ad arrivare fin sulla luna.

E dopo aver sognato, anelato, invocato e fantasticato di cose più o meno probabili, oggi, stracolmi di prove, straripanti di fatti, con l’incredibile possibilità di una conoscenza dischiusa a tutti, c’è chi dubita.
E allora a parte esclamare “I don’t want to live on this planet anymore”, cosa possiamo fare?
Noi possiamo continuare a viaggiare con la fantasia e con la scienza, con attenzione e curiosità e la certezza che le due sfere se usate con intelligenza, non si calpesteranno mai i piedi ma porteranno sempre di più verso nuovi traguardi.

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