Spider-Man: Far From Home, un amichevole film di quartiere

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Spider-Man: Far From Home, un amichevole film di quartiere

La vera conclusione della Fase 3 è arrivata, e noi eravamo lì, come molti altri, per fare le pulci e controllare che tutto tornasse. Almeno, una volta eravamo lì per questo, ora ci siamo solo per una boccata d’aria dopo i tragici eventi di Endgame e non rimaniamo delusi.
E anche se qui non ci saranno spoiler vogliamo riuscire a trasmettervi quanto questa pellicola fosse necessaria, prima di tutto per Spider-Man, perchè ora è un eroe senza guida, un tessiragnatele principalmente solo e con la voglia di poter parlare con qualcuno e questo doveva essere mostrato.
Necessaria per Peter, perché L’Uomo Ragno è sinonimo di problemi e responsabilità, ma sopratutto di crescita e cambiamento e anche questo doveva essere mostrato.
Necessaria per il mondo del MCU, un film che mostrasse l’impatto del “blip” (lo schiocco di dita) sulle persone, il trauma e le mille sfaccettature di un mondo che ormai si è distanziato dal nostro pur rimanendo sempre uguale.

 

Necessaria per Tony Stark perchè lui è scomparso, ma non il suo ricordo e il suo sacrificio e anche questo doveva essere mostrato.
Necessaria per Mysterio, trasposizione attualizzata al di là della perfezione dal carismatico villain cartaceo, proprio come Spider-man e L’Avvoltoio anche Quentin trova un suo posto in questo universo cinematografico.
Ma soprattutto necessaria per noi. Per capire meglio il personaggio che davvero dovrà prendere il posto di Tony Stark nei nostri cuori (a Captain Marvel tocca quello di Captain America) e per comprendere meglio che tutte i superficiali giudizi su Spidey di alcuni saranno dipanati con questa pellicola.
L’Uomo Ragno che tutti abbiamo in mente quando diciamo “Uomo Ragno” in realtà è frutto di una costruzione avvenuta in quarantanni, trasporlo al cinema esattamente come lo conosciamo sarebbe stato un errore, noi dobbiamo crescere insieme a un sedicenne che impara ad usare i suoi poteri e a formarsi, e allora ecco spiegata la mancanza del “senso di ragno” ecco spiegata il mancato “costume fatto da solo” ecco spiegato l’atteso dondolare fra i grattacieli con la sua MJ.
Far From Home è un amichevole film di quartiere che pone un tassello nella mitologia di Spider-Man molto importante, ovvero: L’Uomo Ragno non salva il mondo, salva le persone, ferma cattivoni e rapine, ma il fatto che salvi il mondo o l’universo è un caso.

A nostro avviso questa ovvietà era necessario palesarla, escludendo Homecoming noi abbiamo sempre visto un tessiragnatele obbligato a partecipare a eventi più grandi di lui e non ancora del tutto pronto, ci mancava un po’ vederlo dondolare e fermare cattivoni.
Ricordare al mondo che stiamo guardando un ragazzo di sedici anni che magari vorrebbe semplicemente godersi la sua gita in Europa e dichiararsi alla ragazza che ama.

Andate a vedere il film pronti a tutto e cercate di coglierne la vera potenza metacinematografica, noi non stiamo guardando sempre Peter, ma lo stesso Holland che dovrà prendere il posto di un gigante come Robert Downey Jr. amato e legato a doppio filo a il personaggio che ha aiutato la Marvel a poter arrivare dove è ora, una grande responsabilità.
Di scene dopo i titoli di coda ce ne sono due, non alzatevi.
Ma ormai crediamo sia ovvia la questione, no?

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