Viaggi di Carta

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La soluzione è Viaggiare

I confini esistono nei territori che ci circondano perché in primis esistono nella nostra mente.
Continuiamo a essere convinti che gli esseri umani non siano tutti uguali ma che debbano essere classificati in base a delle caratteristiche fisiche, oppure al luogo in cui sono nati.
Creiamo degli inutili scompartimenti e ci spingiamo dentro a forza l’essenza delle persone.
Questo perché, spesso, non riusciamo ad uscire da quella scatola in cui ci siamo infilati.

La soluzione è una: viaggiare.

Per rendere i nostri pensieri liberi, per far correre le idee in una mente vasta come una prateria.
Altrimenti si rischia di cominciare a credere che la realtà di tutti i giorni sia l’unica esistente, l’unica vera e inconfutabile. Si crede di avere sempre ragione e di avere il potere di lasciar morire chi la nostra verità non comprende.
Ci perdiamo la spiritualità degli Indiani, la gioiosità degli Spagnoli. Non sappiamo cosa mangino i Lapponi e quante sfumature di bianco riescano a vedere gli Inuit.
Ci chiudiamo nella nostra lingua madre, senza ascoltare la musicalità distorta dello slang scozzese oppure le particolarità delicate dei toni cinesi.
Smettiamo di sorridere a chi arriva da fuori, perché non capiamo cosa voglia dire trovarsi in un territorio nuovo e sconosciuto.
E alla fine smettiamo di sorridere e basta, perché tutti sono nemici.
Dobbiamo viaggiare per continuare a essere curiosi, a farci domande su noi stessi e sugli altri.
Perché no, non abbiamo già tutte le risposte solo guardando la tv o cercando in internet. Abbiamo ancora la dignità di cercare le informazioni, senza aspettare di venire imboccati da altri, che ci dicono cosa pensare, come agire, cosa scegliere.

Finisce che poi crediamo esista un solo dio.
Che stringa nelle sue mani i diritti sulle nostre vite e di conseguenza i suoi intermediari abbiano la facoltà di far cominciare le guerre in suo nome. Che abbiano il potere di discriminare, dividere e allontanare.
Dovremmo ascoltare i racconti dello Shintoismo giapponese e seguirne la gentilezza, oppure sentire cos’ha da dire il Buddhismo.
Dovremmo imparare davvero cosa sia la misericordia, e capire veramente cosa voglia dire amare.
È facile amare quello che è uguale a noi, che non cambia mai, che è sicuro e conosciuto. Quello che rientra nei nostri schemi, che ci fa sentire tranquilli.
Entrando in contatto con altre culture si apre uno spiraglio, anche piccolino, da cui può entrare la consapevolezza che forse l’ignoto non fa così paura.
Le notti stellate brillano ugualmente su tutti i Paesi, su tutte le etnie, su tutti i credo. Non lasciamo che quelle luci vengano divorate dal terrore che crea l’odio.

I colori diversi hanno una bellezza diversa, che rendono le persone uniche e insostituibili.
Strappiamoci dagli occhi i preconcetti che non ci fanno vedere paesaggi meravigliosi, tingendo con incubi il cielo che sempre blu dovrebbe stendersi sopra le nostre teste.
Abbiamo così tanto da scoprire. Non solo l’uno dell’altro, ma anche di noi stessi.
E forse a volte, più lontano si riesce ad andare, più viene facile capire quello che ci piace davvero, senza avere paura di fare una scelta che ricade fuori dalla scatola in cui ci hanno messo.
Dobbiamo frantumare i confini e allargare il nostro mondo.
Allora forse l’oscurità dell’ignoranza verrà rilegata in un angolo e saremo tutti, tutti, davvero liberi e forti.

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